Cineforum: Quarta proiezione

 

Andrew Niccol, In time

Giovedì 20 febbraio 2020 ore 14:30

Biblioteca dell’Istituto Volta

Si ricorda che la partecipazione è aperta a tutti gli studenti compatibilmente con gli impegni didattici di ciascuno.

È gradita l’iscrizione che può essere effettuata semplicemente indicando il proprio nome e la classe nel foglio affisso alla porta della biblioteca.

Per chi vuole saperne di più sul film ecco una breve scheda informativa.

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Andrew Niccol, In time

Scheda del film

Regia: Andrew Niccol; Soggetto: Andrew Niccol; Sceneggiatura: Andrew Niccol; Fotografia: Roger Deakins; Montaggio: Zach Staenberg; Musiche: Craig Armstrong; Scenografia: Alex McDowell; durata: 109 min; paese e anno: USA, 2011; interpreti: Justin Timberlake (Will Salas), Amanda Seyfried (Sylvia Weis), Johnny Galecki (Borel), Matt Bomer (Henry Hamilton), Cillian Murphy (Raymond Leon), Olivia Wilde (Rachel Salas), Alex Pettyfer (Fortis), Elena Satine (Jasmine), Vincent Kartheiser (Philippe Weis), Yaya DaCosta (Greta), Rachel Roberts (Carrera), Emma Fitzpatrick (Kara), William Peltz (Pierre), Ethan Peck (Constantin), Toby Hemingway (Kors), Bella Heathcote (Michele Weis), Melissa Ordway (Leila), Shyloh Oostwald (Mya).

Trama e altre informazioni

Nel 2169, l’anno in cui si svolgono le vicende narrate dal film, la scienza ha sconfitto la vecchiaia: si nasce, si vive fino a 25 anni, poi l’invecchiamento del corpo si arresta. La morte però esiste ancora, programmata secondo le regole di un gioco crudele e implacabile: al compimento del venticinquesimo anno un timer luminoso che ciascuno ha impresso sull’avambraccio comincia il conto alla rovescia concedendo un anno di vita. Ma il tempo è divenuto l’unica moneta di scambio. Si compra, si vende, si dona, si riceve; lavorando lo si acquista, spendendo lo si consuma. In questo modo alcuni campano alla giornata, cercando – finché ci riescono – di guadagnarsi dei giorni o anche solo delle ore di sopravvivenza, altri invece – grandi finanzieri e speculatori – sono così ricchi di tempo da potersi considerare immortali. Così questa società, sommamente progredita, è anche sommamente ingiusta e favorisce diseguaglianze enormi, fra coloro che vivono nei sobborghi poveri e malfamati e le élite che abitano i quartieri alti e possiedono tutto ciò che desiderano. La vecchiaia è stata sconfitta, la morte evidentemente anche, ma è stata artificialmente mantenuta per evitare il pericolo della sovrappopolazione. La morte non è determinata, come in passato, da cause più o meno naturali, ma dalle regole di uno spietato gioco economico. Nessuno sembra chiedersi che scopo abbia una simile società e una simile esistenza, forse perché la moltitudine dei poveri è angosciata dalla lotta per la sopravvivenza e i privilegiati sono preoccupati solo di mantenere i propri privilegi.

Will Salas, un operaio che ha ricevuto una inaspettata donazione da un ricco suicida (Henry Hamilton), con l’aiuto di Sylvia Weis, la ribelle figlia di un magnate ricchissimo, inizia una ribellione contro questa ingiusta società. I due sono inseguiti da un implacabile guardiano del tempo, Raymond Leon, con gli esiti che si vedranno nel film.

Secondo Noah Berlatsky (“The Atlantic”, 28/10/2011) In Time intende essere una critica al capitalismo, ma rivela involontariamente la totale incapacità dell’America di criticare il capitalismo. Eppure il film ha molti aspetti interessanti, non tanto per le risposte che propone, quanto per gli interrogativi che suscita, sul senso del tempo, sulla concezione del lavoro, sulla tecnologia e la scienza, sull’obbedienza e la disobbedienza, sulla solidarietà umana e persino sul senso della giustizia in una società progredita.

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